Il latte: fa bene o fa male?

Nutrizionista seduto alla scrivania con il camice
Dott.Pasquale Napolitano

Oggi giorno a seguito del libero accesso ad una marea di informazioni reperibili in rete, sempre più persone si dichiarano informate su praticamente ogni argomento, ma non sanno tutto per quanto riguarda il Latte.

La nutrizione e la dietetica non sono escluse tanto che tutti ma proprio tutti pensano di possedere le nozioni necessarie per curare una patologia o migliorare la propria forma fisica in piena autonomia, in fin dei conti basta cercare su google.

L’accesso ad ogni genere di informazione porta al propagarsi di bufale colossali dal momento che tutti cercano ma pochi hanno le capacità per distinguere una informazione con reale valore scientifico da una notizia o informazione clickbait.

In questo articolo parliamo del latte: oggi per moda tanto bistrattato quasi fosse il principe dei mali, malvisto in ogni condizione clinica e fisiologica.

Ma il latte fa bene o fa male?

Ecco che chi cerca pensando di informarsi arriva inesorabilmente alla visione semplicistica del fa bene oppure fa male tralasciando innumerevoli altri aspetti.

Nessun alimento preso da solo fa bene e nessuno fa male. Bisogna uscire dalla visione puntuale in cui ci si impegna tanto a guardare la totalità della dieta e delle abitudini alimentari e di vita che si hanno in essere.

Dicevamo del latte: in rete è pieno di critiche e miti riguardo al suo consumo e mi piacerebbe condividere il pensiero di un collega che ho avuto modo di leggere in un suo articolo al riguardo, pensiero che ovviamente condivido pienamente.

Prima di affrontare il debugging dei miti sul latte è importante capire che l’unica ragione con un minimo di validità per escluderlo dalla nostra alimentazione sia essere fortemente intolleranti al lattosio (dopo aver eseguito Breath Test in ospedale; il resto dei test è fuffa) oppure per motivi etici e quindi per pura scelta personale senza il voler tentare di convincere altri o se stessi di essere necessariamente nel giusto.

Se io, ad esempio, reputassi i pomodori degli ortaggi con particolare valore per la terra e che quindi non devono essere mangiati ma lasciati nel campo, non posso cercare di influenzare altri adducendo le motivazioni più assurde per giustificare la mia scelta di non mangiare pomodori.

Veniamo ai miti sul latte:

1) “Bere latte è innaturale”.

Immagine di pedriato.it

Grazie, anche scrivere un articolo come questo su un pc per poi lanciarlo sulla rete ha molto poco di naturale. Siamo gli unici animali al mondo che lo fanno (e fra l’altro siamo gli unici animali al mondo che bevono latte di soia che di naturale ha davvero poco)!

E’ chiaro che questa argomentazione è debole dal punto di vista logico, ma volendo andare più a fondo, la critica insiste e sostiene che l’essere umano dopo lo svezzamento non è più in grado di digerire il lattosio e pertanto dovremmo astenerci dal bere latte perché la natura “vuole così”.

Ci si dimentica però che proprio “la natura” tramite l’evoluzione, in luoghi e momenti indipendenti tra loro ha selezionato mutazioni che hanno permesso ad alcune popolazioni di continuare a digerire il lattosio (persistenza della lattasi) e quindi ad adattarsi meglio ai nuovi ambienti “conquistati”.

2) “Il latte contiene troppe proteine (e fattori di crescita come l’Igf1) rispetto al latte umano”.

Immagine di benessere360.com

Questa argomentazione pone l’enfasi sul fatto che il latte vaccino non è adatto a noi perché è troppo proteico ed è utile solo al vitellino che ha un ritmo di crescita elevatissimo.

Ci si dimentica però che l’animale durante l’accrescimento assume giornalmente una quantità di latte corrispondente a circa il 10% del proprio peso e che pertanto un uomo di 70Kg dovrebbe berne 7 litri per eguagliare i ritmi del vitello. Le quantità suggerite per un uomo adulto (250-375ml) sono di 2 ordini di grandezza inferiori! 

Il latte (in questo caso parliamo di latte vaccino) contiene circa il 3,3% di proteine, un po’ azzardato definirlo “iperproteico”. Per fare un confronto, un etto di carne in media ne contiene 20g!

3) “Il latte “acidifica”.

Immagine di vita salutare.it

La critica prende spunto dal fatto che il latte contiene aminoacidi solforati che acidificherebbero sangue e tessuti creando problemi di salute come la demineralizzazione ossea e quindi alla lunga l’osteoporosi.

Vero, il latte contiene questi aminoacidi come qualsiasi prodotto animale o vegetale, ma basta fare due conti per comprendere che le fonti che maggiormente contribuiscono all’introduzione di questi aminoacidi, in una dieta varia, non sono le due porzioni di latte suggerite ma…pane, pasta, legumi, frutta e verdura! che insieme apportano ben oltre le quantità di a.a. solforati presenti in una tazza di latte! E questo senza considerare le altre fonti animali della dieta!

Tutto questo presupponendo che un eccesso di aminoacidi solforati acidifichi davvero e demineralizzi l’osso! L’ipotesi non è supportata dalle evidenze scientifiche.

Si è visto invece che la calciuria (calcio nelle urine) dopo un pasto ricco di proteine del latte non sia correlata a perdita di calcio osseo, ma al fatto che le stesse proteine aumentino l’assorbimento del calcio presente nel latte e l’eccesso venga eliminato con le urine!

4) “Il consumo di latte aumenta il rischio di cancro alla prostata e all’ovaio”.

Immagine di erbeofficinali.altervista.org

Sul tumore all’ovaio non ci sono evidenze scientifiche, mentre su quello prostatico si parla di eccesso di calcio nella dieta, quindi non di latte direttamente.

L’aumento del rischio avviene quando si introducono più di 1500 mg di calcio al giorno, il che significherebbe bere circa 1,25 litri di latte! Le 2-3 porzioni di latte giornaliere non comportano alcun rischio in questo senso, ma anzi, possono essere protettive per il tumore del colon.

5) “Il latte è solo una delle fonti di calcio della dieta, non l’unica”.

Questa affermazione è certamente vera, ma nel latte sono presenti le condizioni migliori per l’assorbimento del calcio per esempio il lattosio e le proteine.

Le 2-3 porzioni raccomandate apportano circa il 50% del fabbisogno giornaliero di calcio. Le altre fonti vegetali possono contribuire per la restante parte, ma si deve considerare la loro inferiore biodisponibilità che ne limita l’assorbimento.

6) “Il latte non previene l’osteoporosi”. 

Immagine di tip.ch

L’osteoporosi è una patologia complessa che non può essere ridotta ad un singolo fattore come l’assunzione o meno di un solo alimento o nutriente.

La prevenzione si fa con lo stile di vita, con l’attività fisica, con l’esposizione al sole, con un adeguato apporto di Vitamina D, ma anche di calcio. E come abbiamo visto il latte è una ottima fonte di questo minerale.

Il suo apporto è molto importante soprattutto durante l’accrescimento quando l’apparato scheletrico è in fase di “costruzione” per raggiungere il picco osseo geneticamente determinato.

Dopo aver visto la fallacia delle critiche al latte, come detto sopra, se si decide di non assumerne optando magari per alternative vegetali, che lo si faccia motivando la propria scelta per etica personale o semplicemente per gusto.

Bisogna evitare di fare il cherry picking ovvero il ricercare ed avvalorare come veritiere solo le informazioni che ci danno ragione senza considerare, tutte le altre informazioni che dicano l’opposto dandoci torto. 

Dal momento che niente, da solo fa bene o fa male, il consiglio è sempre quello di non escludere a priori degli alimenti dalla dietama variare il più possibile le fonti in maniera da creare una dieta variegata e mai noiosa oltre a garantire il giusto soddisfacimento dei fabbisogni nutrizionali e dei micronutrienti.

Biglietto da visita della nutrizionista
Studio di dietetica e nutrizione umana.

A cura del Dott.Pasquale Napolitano

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