Intestino irritabile: nuove evidenze e linee guida

Nutrizionista seduto alla scrivania con il camice
Dott. Pasquale Napolitano

La Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS, Irritable Bowel Syndrome) è una patologia funzionale caratterizzata da dolore addominale associato a una notevole varietà di sintomi, ma senza uno specifico marker biologico.

In base ai criteri diagnostici attualmente in uso – i Criteri di Roma IV – l’IBS è definita come “dolore addominale ricorrente per almeno 1 giorno a settimana negli ultimi tre mesi associato ad almeno due delle seguenti caratteristiche:

1) dolore correlato alla defecazione;

2) dolore correlato a un’alterazione della frequenza dell’alvo;

3) dolore correlato a un’alterazione della consistenza delle feci.

Tali sintomi devono durare da almeno 6 mesi”. L’IBS viene inoltre classificata in tre sotto-categorie sulla base di ciò che espone il paziente facendo riferimento alla Bristol Stool Scale:

1) IBS con alvo prevalentemente diarroico (IBS-D);

2) IBS con alvo prevalentemente stitico (IBS-C);

3) IBS con alvo alterno (IBS-M).

L’IBS è una causa importante di morbilità nei paesi industrializzati, poiché colpisce circa il 10-20% della popolazione, con un forte impatto sulla qualità di vita dei pazienti, oltre a notevoli costi economici per la necessità di visite mediche e per assenze dal lavoro.

Nonostante tale elevata prevalenza, vi sono attualmente ancora grandi lacune riguardo la conoscenza della fisiopatologia e della patogenesi dell’IBS.

Tra i meccanismi fisiopatologici principali dell’IBS ritroviamo:

le anomalie intrinseche della muscolatura liscia dell’intestino,

l’ ipersensibilità viscerale,

l’ipervigilanza del sistema nervoso centrale, fattori genetici e psicosociali.

Tuttavia, l’ipersensibilità viscerale e le disfunzioni del sistema nervoso centrale non sono onnipresenti nei soggetti con IBS.

I meccanismi periferici

Un ruolo sempre maggiore nella patogenesi dell’IBS è stato riconosciuto ai cosiddetti meccanismi periferici, quali le anomalie del transito colico e dell’evacuazione e la presenza, a livello del lume intestinale, di elementi “irritanti”, che altererebbero la permeabilità mucosale causando l’attivazione immunologica della mucosa, con conseguente richiamo delle cellule dell’infiammazione, che a sua volta attiva riflessi locali che alterano la motilità intestinale o la secrezione.

In questo scenario riveste un ruolo fondamentale il Gut microbiota. La sua importanza è cruciale nelle funzioni digestive e nell’immunità mucosale e le sue modifiche in termini qualitativi e quantitativi sono primariamente coinvolte nella patogenesi dell’IBS.

Pochi pazienti con IBS tollerano i cibi fritti e quelli speziati. Sintomi di IBS si presentano dopo assunzione di lipidi, che stimolano l’attività motoria intestinale, e di carboidrati che, se non assorbiti, o essendo assorbiti molto lentamente, rimangono nel lume intestinale, dove vengono sottoposti a fermentazione da parte del microbiota, con produzione di gas e richiamo di acqua che, distendendo le anse e stimolando il sistema nervoso enterico ipersensibile dei pazienti con IBS, causano i disturbi addominali.

I carboidrati maggiormente fermentabili sono oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli (FODMAP, dall’inglese Fermentable Olygosaccharides, Dysaccharides, Monosaccharydes and Polyols).

Immagine di: fatimacacciottinutrizionista.com

È stato dimostrato che i FODMAP possono indurre o aggravare i sintomi di IBS e che una loro restrizione dietetica può migliorare la sintomatologia in un numero elevato di pazienti con IBS.

Pertanto, aspetti dietetici e nutrizionali dovrebbero essere sempre valutati e, se necessario, riequilibrati come punto di partenza di ogni piano terapeutico per i pazienti con IBS.

Linee guida di un’ alimentazione del paziente con IBS

Di seguito alcune linee guida per quanto riguarda l’alimentazione del paziente affetto da IBS, che però rappresentano linee guida per la popolazione ed hanno quindi carattere generale con la necessità di essere valutate ed adattate al singolo paziente dopo una attenta ed accurata anamnesi e valutazione sia medica che nutrizionale.

Norme dietetiche generali

Per tutti è importante seguire giornalmente le seguenti norme generali:

a) assumere senza fretta, masticando bene e seduti, tre pasti, non abbondanti, non distanziati tra loro da eccessivi intervalli di digiuno, evitando di coricarsi subito dopo cena;

b) bere 1500-2500 ml di acqua al giorno,

c) non bere più di tre tazzine di caffè o tazze di tè;

d) evitare alcol e bevande gassate.

Prescrizioni dietetiche di primo livello

Sulla base di un’attenta anamnesi medica e dietologica può essere utile indicare un iniziale passo dietetico che consiste in

a) riequilibrare (di solito diminuendo), in funzione del sottotipo di IBS e delle abitudini dietetiche del paziente, l’assunzione di fibre giornaliere, preferendo quelle solubili a quelle non solubili;

b) limitare l’assunzione degli amidi resistenti alla digestione solitamente presenti nel cibo trattato o cotto due volte;

c) non assumere più di tre frutti al giorno, i cibi grassi, i fritti;

d) evitare sorbitolo e dolcificanti in chi ha la variante diarroica.

Chi ha un deficit dell’enzima lattasi sarà sottoposto a restrizioni per i cibi contenenti lattosio, ai quali dovrà prestare particolare attenzione.

Prescrizioni dietetiche di secondo livello

Se le norme dietetiche di primo livello non danno sufficiente beneficio è consigliabile prescrivere, sotto controllo di un sanitario esperto nella gestione dietetica, una dieta a basso contenuto di FODMAP.

La dieta Low-FODMAP non va considerata una dieta di esclusione, ma di sostituzione dei cibi ad alto contenuto di FODMAP con quelli a basso contenuto.

Particolare attenzione va posta nel mantenere i valori nutrizionali e il contenuto in fibre e calcio. Solitamente la dieta Low-FODMAP comprende tre fasi, la prima delle quali prevede una forte riduzione dei FODMAP e ha una durata di 3-6 settimane.

Una seconda fase, di durata variabile, prevede che vengano reintrodotti progressivamente nella dieta singoli alimenti contenenti FODMAP, una o più volte alla settimana, per testare la soglia di tolleranza del paziente.

In questa fase, sempre con la guida di un esperto, si potranno verificare i tipi e le quantità settimanali di cibo tollerati senza che il paziente avverta disturbi, e questo servirà come riferimento per impostare la terza fase della dieta, che il paziente potrà successivamente gestire in maniera autonoma.

La migliore risposta a questo tipo di dieta si ha nei pazienti che riferiscono una stretta relazione temporale tra l’assunzione di cibo e i sintomi, un preminente disturbo di gonfiore addominale e l’alvo diarroico.

Biglietto da visita della nutrizionista

Bibliografia:

– Corazziari ES, Gasbarrini A. (2018) Schede pratiche sull’alimentazione nelle malattie digestive.

– Palsson OS, et al. (2016) Rome IV Diagnostic Questionnaires and Tables for Investigators and Clinicians. Gastroenterology.  

– Schoenfeld PS (2016) Advances in IBS 2016: A Review of Current and Emerging Data. Gastroenterol Hepatol (N Y) 12 (8 Suppl 3): 1-11.

– Ong DK, Mitchell SB, Barrett JS, et al. (2010) Manipulation of dietary short chain carbohydrates alters the pattern of gas production and genesis of symptoms in irritable bowel syndrome. J Gastroenterol Hepatol 25, 1366-1373.

– McKenzie Y. A., Bowyer R. K., Leach H., et al (2016). British Dietetic Association systematic review and evidence-based practice guidelines for the dietary management of irritable bowel syndrome in adults (2016 update). J Hum Nutr Diet 29, 549-575

Articolo a cura di Dott. Pasquale Napolitano

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